Il podcast come strumento educativo sull’identità di genere

Continuano le attività in programma del progetto “E tu di che genere sei? Le rappresentazioni del maschile e del femminile nelle nuove generazioni“, promosso dall’Associazione Culturale Percorsi di Crescita. Dopo i laboratori sulla fotografia e sul fumetto, si è concluso con successo anche quello sul podcast. Con il laboratorio di podcast intitolato “E tu di che identità sei?” –  pensato per gli studenti del terzo anno del Liceo Scientifico Ignazio Vian di Bracciano – ci si è posti l’obiettivo di far esplorare e comprendere il concetto di identità di genere utilizzando il podcasting come strumento educativo. L’approccio narrativo che è stato utilizzato, ha permesso di affrontare questo delicato tema in modo personale e autentico, utilizzando appunto il podcast come mezzo per esprimersi senza imbarazzi. Durante le lezioni ci si è soffermati su alcuni aspetti essenziali per svolgere il lavoro, ovvero:

1) invitare gli studenti a confrontarsi sul concetto di identità di genere e di rappresentazioni dei maschili e femminili;

2) promuovere la riflessione su di sé;

3) favorire la comunicazione e il lavoro di squadra;

4) sensibilizzare all’inclusività. e all’accogliere l’unicità  di ognuno

Nel corso del laboratorio di podcast gli studenti hanno scritto, sperimentato e registrato storie personali o inventate utilizzando le competenze teoriche apprese con i docenti. Queste storie sono state poi montate in studio e ascoltate anonimamente in classe, favorendo un ascolto privo di giudizi e più inclusivo. Questa pratica ha permesso agli studenti di ricevere feedback costruttivi e di acquisire consapevolezza del proprio lavoro. Ogni storia è nata da un brainstorming, e ha attraversato varie fasi di scrittura e revisione fino alla registrazione finale. Per raggiungere l’obiettivo prefissato si è innanzitutto definito cos’è un podcast e i vari linguaggi che esso può offrire, dal mercato all’intrattenimento. Si è poi approfondita l’importanza dello storytelling e il suo sviluppo nel tempo – dai semplici file digitali alle moderne società editoriali – per far comprendere agli studenti quanto siano fondamentali le competenze tecniche come la scrittura, la formulazione di uno script, la registrazione e l’editing audio per realizzare dei podcast efficaci. La scaletta tipo utilizzata dai docenti ha incluso discussioni di gruppo, laboratori pratici, ascolto critico dei podcast per arrivare poi al progetto finale.

Il laboratorio di podcast “E tu di che identità sei?” è stata un’esperienza formativa significativa per gli studenti che hanno partecipato con grande entusiasmo, offrendo loro una maggiore conoscenza e comprensione delle tematiche legate all’identità di genere ma anche delle competenze tecniche e comunicative. Concentrandosi sulla ricerca e sull’uso degli strumenti creativi, si è stimolato negli studenti non solo il desiderio di andare oltre la conoscenza superficiale e di superare gli stereotipi di genere, ma anche lo spirito di collaborazione, del lavoro di squadra e dell’inclusività.

Tutte le info sul progetto “E tu di che genere sei? Le rappresentazioni del maschile e del femminile nelle nuove generazioni” sono disponibilisul sito www.percorsidicrescita.org

Chi determina la nostra identità? Il Laboratorio di fumetto degli studenti della scuola Don Milani di Civitavecchia – plesso Borlone

Nell’ambito del progetto “E tu di che genere sei? Le rappresentazioni del maschile e del femminile nelle nuove generazioni“, l’Associazione Culturale Percorsi di Crescita ha in programma una serie di laboratori creativi che spaziano dalla fotografia, ai fumetti fino agli attualissimi podcast. Questi laboratori sono rivolti in particolare a giovani studenti con l’obiettivo di sensibilizzare e promuovere in loro una maggiore consapevolezza e accettazione delle diversità di genere. In questo contesto, si è da poco concluso il Laboratorio di fumetto, che ha coinvolto con successo la classe 1D della Scuola Secondaria di primo grado Don Lorenzo Milani di Civitavecchia – plesso Borlone.

Grazie al suo linguaggio visivo e narrativo, il fumetto si è dimostrato un mezzo estremamente efficace per affrontare temi complessi come l’identità di genere, gli stereotipi di genere e le disuguaglianze sociali. Gli studenti che hanno partecipato –  guidati dai collaboratori e formatori del progetto “E tu di che genere sei?Valentina Calvani e Fabiana Iacolucci – hanno intrapreso un percorso che si è concluso con la creazione di un fumetto originale che ha trattato la questione della discriminazione di genere con una trama coinvolgente. Come mezzo di espressione e comunicazione, il fumetto è stato esplorato mediante un percorso creativo composto da diverse fasi. Inizialmente, il focus è stato sulla “conoscenza di sé“, seguito dalla “conoscenza dell’altrə “, e infine si è giunti al concetto di “essere l’altrə“. Questo processo di esplorazione ha portato il gruppo di lavoro a interrogarsi su una domanda fondamentale: “Come si costruisce la nostra identità?“.

Il laboratorio è stato strutturato in più step, ognuno delle quali ha contribuito a sviluppare negli studenti non solo competenze specifiche, ma anche profonde riflessioni. Più nel dettaglio sono stati:

Esplorazione del sé e dell’altrə: Nella fase iniziale, gli studenti sono stati coinvolti in attività di auto-riflessione e scambio reciproco. Attraverso interviste a tuttə lə ragazzə e confronti, sono stati condivisi i loro interessi e le loro opinioni sulla parità e le differenze di genere, stabilendo una base solida per il lavoro.

Autoritratti e ritratti: Gli studenti hanno realizzato autoritratti e ritratti dei compagni per esplorare l’universo personale e altrui. Questo esercizio ha potenziato la loro capacità di osservazione e comprensione, distinguendo tra il semplice guardare e il vedere in profondità, promuovendo empatia e consapevolezza.

Introduzione al linguaggio del fumetto: La terza fase ha visto gli studenti familiarizzare con i codici e le tecniche del fumetto. Hanno acquisito competenze su come costruire una tavola, sull’importanza delle vignette, delle inquadrature, dei balloon e delle onomatopee, approfondendo gli affascinanti ruoli di disegnatori e sceneggiatori.

Creazione e scrittura: Nelle ultime fasi, lə ragazzə hanno “lavorato” come sceneggiatori e disegnatori collaborando in gruppo per scrivere la sceneggiatura e creare i personaggi. Questo processo ha promosso la partecipazione collettiva e la condivisione delle idee, per arrivare ad un risultato finale che è stato un fumetto con una sceneggiatura originale – creato interamente dalla classe 1D della Scuola Secondaria di primo grado Don Lorenzo Milani – plesso Borlone – focalizzato sul tema dell’identità di genere e sul superamento degli stereotipi di genere.

L’entusiasmo e la partecipazione attiva degli studenti della 1D della Scuola Secondaria di primo grado Don Lorenzo Milani di Civitavecchia – plesso Borlone, hanno dimostrato quanto il fumetto possa essere un efficace strumento educativo. Grazie al divertimento, la condivisione e la collaborazione, hanno avuto l’opportunità di approfondire temi importanti e di sviluppare una maggiore consapevolezza e accettazione della propria unicità

Tutte le info sul progetto “E tu di che genere sei? Le rappresentazioni del maschile e del femminile nelle nuove generazioni” sono disponibilisul sito www.percorsidicrescita.org

Il Laboratorio di fotografia dal punto di vista della docente Francesca Leonardi

Proseguono con successo le attività in programma del progetto “E tu di che genere sei? Le rappresentazioni del maschile e del femminile nelle nuove generazioni“, organizzato dall’Associazione Culturale Percorsi di Crescita. Tra queste attività, si è svolto e concluso un interessante laboratorio di fotografia che ha coinvolto gli studenti del Liceo Scientifico Ignazio Vian e dell’Istituto Tecnologico Salvo D’Acquisto di Bracciano.

Guidati dalla Fotografa Francesca Leonardi, gli studenti sono stati introdotti a un’educazione allo sguardo attraverso una serie di esercizi ludici e riflessivi. L’obiettivo del laboratorio è stato quello di far riflettere i partecipanti sul valore emotivo, simbolico e descrittivo delle immagini, con particolare attenzione a temi come la bellezza della diversità, il riconoscimento degli stereotipi di genere e la rappresentazione di sé. Francesca ci ha raccontato che – tra i progetti fotografici proposti – alcune tematiche chiave hanno incluso:

  • la bellezza della diversità, che invita a vedere e celebrare le differenze individuali e culturali;
  • il riconoscimento di stereotipi e ruoli di genere, che offre un’occasione per identificare e discutere gli stereotipi presenti nella società;
  • l’autoritratto, che esplora “chi sono” e “come posso rappresentarmi”;
  • la percezione degli altri, che indaga su come gli studenti sono visti dagli altri e su come vedono se stessi.

Durante il laboratorio gli studenti hanno lavorato in piccoli gruppi, confrontandosi tra di loro e sulle loro intenzioni nelle immagini proposte. Questo confronto ha permesso agli studenti di sviluppare empatia e comprensione reciproca. Ogni lezione ha incluso attività pratiche in cui i ragazzi sono stati stimolati a produrre proprie immagini utilizzando anche le telecamere degli smartphones. Le fotografie dovevano rappresentarli in termini sia positivi che negativi, favorendo una maggiore consapevolezza di sé e una comprensione di cosa non si è, sia in termini di genere che personali. Questo laboratorio fotografico si inserisce in un contesto educativo più ampio, dove il dialogo e la riflessione sull’identità di genere sono al centro. Attraverso la fotografia, gli studenti hanno potuto quindi esplorare e mettere in discussione le loro percezioni e rappresentazioni, aprendosi a nuove forme di espressione e comprensione.

Il progetto “E tu di che genere sei? Le rappresentazioni del maschile e del femminile nelle nuove generazioni” – rivolto non solo agli studenti ma anche ai docenti e ai genitori –  vuole rappresentare un passo significativo verso una maggiore consapevolezza e accettazione delle diversità di genere, promuovendo un’educazione in questo senso. Con il laboratorio di fotografia condotto da Francesca Leonardi si è voluto quindi offrire agli studenti del Liceo Scientifico Ignazio Vian e dell’Istituto Tecnologico Salvo D’Acquisto di Braccianoun’opportunità unica di esplorare l’identità di genere attraverso l’arte visiva, contribuendo a formare una nuova generazione più consapevole e rispettosa delle differenze.

Il punto di vista degli studenti, riflessioni e prospettive a seguito dei laboratori svolti

Gli stereotipi di genere sono come un filtro invisibile che influenza le percezioni e le interazioni quotidiane di moltissime persone. Sono concetti fin troppo radicati nella società, che condizionano profondamente la comprensione di cosa significhi essere uomo o donna. Ma cosa succede quando gli studenti si confrontano direttamente con questi stereotipi? Cosa emerge quando si mettono in discussione le aspettative culturali e personali sui ruoli ed espressione di genere?

Sono le domande che ci siamo posti noi dell’Associazione Culturale Percorsi di Crescita con il progetto “E tu di che genere sei? Le rappresentazioni del maschile e del femminile nelle nuove generazioni”. I laboratori che abbiamo proposto, hanno offerto agli studenti – ma anche ai genitori e ai docenti – un’opportunità unica di approfondire e trovare risposta a queste domande, mettendo in discussione le loro convinzioni pregresse. Le classi della scuola primaria e della secondaria di primo grado dell’IC Don Lorenzo Milano di Civitavecchia, del Liceo Scientifico Statale Ignazio Vian e dell’IT Salvo D’Acquisto di Bracciano, hanno partecipato ai nostri laboratori su stereotipi di genere e identità di genere. Ma cosa hanno acquisito gli studenti da questa esperienza?

Attraverso il Laboratorio sugli stereotipi di genere, il Laboratorio sugli stereotipi e identità di genere e il Laboratorio di fotografia, le ragazze e i ragazzi di questi istituti hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con le proprie concezioni di maschilità e femminilità, di esplorare i pregiudizi culturali che influenzano le loro vite e di mettere in discussione il modo in cui si esprimono e si identificano. Questo processo di esplorazione personale, si è concluso con gli studenti del Liceo Vian con un focus group condotto da esperti come la Dott.ssa Milena Rosso, il Dr. Mariano Moroni, la fotografa Francesca Leonardi e il formatore Daniele Coscarella, che hanno guidato gli studenti attraverso momenti di riflessione su questi temi tanto attuali quanto complessi, traendo peraltro spunti importanti per i loro laboratori sui podcast. Uno degli aspetti più significativi emersi dai laboratori, è stata la consapevolezza della complessità dell’identità di genere. Gli studenti hanno riconosciuto che, nonostante si considerino liberi dagli stereotipi, è difficile mostrarsi autenticamente agli altri senza temere il giudizio. Questa paura del giudizio – sia interno che esterno – agisce come un freno alla piena espressione di sé stessi impedendo loro di aprirsi alle diversità e di accettare pienamente il proprio essere unici.

Attraverso l’esplorazione degli stereotipi di genere e la creazione di opere fotografiche personali, gli studenti hanno iniziato un processo di auto-riflessione e di scoperta di nuovi aspetti di sé stessi. Guardarsi attraverso l’obiettivo della fotocamera, ha permesso loro di vedere oltre le “maschere” che indossano nella vita quotidiana e di riconoscere la propria autenticità.

È stato strano e nuovo avere l’opportunità di guardarsi” – racconta Jamila una delle studentesse che ha partecipato ai laboratori – “quando ti riguardi, scopri cose di te che non avevi visto prima. Il poter stare dentro l’esperienza e poi riguardarla, ti consente di conoscere te stesso fuori dalle maschere.” Questo processo di auto-esplorazione è stato condiviso da molti altri studenti, che hanno riconosciuto l’importanza di fermarsi e di riconoscersi per ciò che sono veramente. Ma i laboratori non si sono limitati alla riflessione individuale; hanno anche offerto agli studenti l’opportunità di ascoltare e comprendere i punti di vista degli altri. Attraverso il confronto con i propri compagni e con gli esperti presenti, hanno imparato ad apprezzare la diversità di opinioni e a comprendere concetti che prima sembravano inimmaginabili.

Anche Susanna, un’altra studentessa che ha partecipato ai laboratori, afferma che non solo ha potuto aprire la sua mente riguardo la conoscenza di argomenti come il genere e l’identità di genere, ma anche nei confronti dei suoi atteggiamenti verso la diversità. Questa consapevolezza della complessità e della bellezza della propria unicità come valore e risorsa è stata una delle principali conquiste dei laboratori.

I laboratori proposti dall’Associazione Culturale Percorsi di Crescita nell’ambito del progetto “E tu di che genere sei?”, stanno offrendo agli studenti un’opportunità preziosa di esplorare e comprendere la complessità dell’identità di genere attraverso la riflessione personale, il confronto con gli altri e anche la creatività artistica. L’obiettivo del progetto è proprio quello di  fare dei passi concreti verso una maggiore consapevolezza e accettazione della diversità, guidando gli studenti, e non solo, in una crescita personale e alla comprensione reciproca.

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Intervista alla Dott.ssa Milena Rosso sul progetto “E tu di che genere sei?”

La parità di genere rappresenta una delle sfide più importanti che la nostra società si trova ad affrontare ancora oggi, e che richiede azioni mirate per poter essere raggiunta. Nonostante gli sforzi istituzionali e educativi, continuano a persistere disparità tra uomini e donne sia nel mondo del lavoro che nella sfera sociale e culturale. Una delle cause è da ricercare negli stereotipi di genere, ancora radicati nella società, che giocano un ruolo significativo nell’influenzare le aspettative e le opportunità delle donne nella vita quotidiana.

E tu di che genere sei? Le rappresentazioni del maschile e del femminile nelle nuove generazioni” -ideato dall’Associazione Culturale Percorsi di Crescita – è un progetto di sensibilizzazione e di educazione che si pone l’obiettivo di esplorare la complessità dell’identità di genere coinvolgendo ragazzi, genitori e insegnanti in un percorso di riflessione e consapevolezza. Attraverso un approccio partecipativo e intergenerazionale che comprende formazione per il personale docente, incontri informativi con i genitori, laboratori con gli studenti, si intende promuovere l’accettazione attiva delle differenze e sensibilizzare i giovani al valore dell’accoglienza. Abbiamo parlato di questo progetto con la Dott.ssa Milena Rosso – Psicologa, Psicoterapeuta, Socia e Coordinatore Scientifico dei progetti dell’Associazione Culturale Percorsi di Crescita.

Cosa vi ha spinto a immaginare e proporre il progetto?

Il progetto “E tu di che genere sei?”, è la prosecuzione di un altro progetto precedente. Con Comunità Solidali abbiamo realizzato il progetto “Interconnettiamoci” che lavorava sugli stereotipi di genere, e quindi avevamo già avviato e toccato queste tematiche. Il feedback degli insegnanti e dei ragazzi è stato veramente significativo, nel senso di capacità nel ragionare, riflettere e decostruire gli stereotipi, e allora abbiamo deciso di allargare il campo all’educazione al genere.

Cosa vi aspettate da questo progetto?

Ci aspettiamo che ci sia intanto una riflessione, una capacità metacognitiva di mettersi a osservare quelli che sono i ruoli di genere che abbiamo imparato sia da parte degli insegnanti, sia da parte dei ragazzi. Quindi quelli che sono gli stereotipi, la nostra storia di genere, e a partire da questo poter riflettere su come esprimiamo la propria identità di genere, da una posizione che valorizzi e riconosca l’unicità di ognuno e che, come tale, sia inclusiva delle differenze piuttosto che tenere fuori o attaccare o spaventarsi rispetto a quello che può essere diverso da noi o dal nostro modo di intendere il maschile e il femminile.

Cosa si intende per identità di genere?

L’identità di genere è una delle componenti del genere, quindi il genere riguarda l’insieme dei modelli di femminilità e di maschilità di una specifica società. E come tale riflette anche una dimensione culturale e sociale, ed è costituito da tre componenti che sono i ruoli di genere – cioè come ci aspettiamo che si comporti un maschio o una femmina -, l’espressione di genere – cioè come io mi mostro all’altro – e l’identità di genere che è un senso coesivo e profondo di me rispetto a come io mi guardo e mi vedo come maschio come femmina o altro.

Ristruttura gli stereotipi di genere per raggiungere la parità di genere?

Anche qui bisogna intendersi sui termini. Parità di genere nel senso non che siamo esattamente uguali, ma di poter vedere che ci sono tanti modelli di maschile e di femminile e di poterli tenere insieme, e che caratteristiche che vengono indicate in modo stereotipato come prettamente maschili o femminili possono invece appartenere ai due generi.

Quanto bisogno c’è di comprendere meglio l’identità, gli stereotipi e parità di genere e soprattutto di educare al genere e al rispetto tra i generi?

L’educazione al genere secondo me è fondamentale, anche perché le persone spesso non conoscono la differenza tra sesso biologico, genere e orientamento sessuale. E’ fondamentale che le persone lo capiscano, perché crea tantissima confusione. L’educazione al genere in realtà promuove la capacità di confrontarsi e di relazionarsi rispetto a chi è differente da noi, quindi come tale lavora su una dimensione relazionale emotiva. Come io mi costruisco nella relazione con l’altro un “io” un “tu” che diventa un “noi” e quindi di come io possa essere unico e nello stesso tempo appartenere pur riconoscendomi in generi diversi.

Per rimanere sempre aggiornati sulle prossime attività del progetto “E tu di che genere sei?”, continuate a seguirci su questi sito web e sui nostri canali social Facebook e Instagram. Per qualsiasi domanda o informazione, non esitate e scriverci all’email percorsidicrescita.info@gmail.com o chiamarci al +39 339 662 0682.

Stereotipi di genere vs parità di genere

La parità di genere, emerge oggi come una delle più importanti e complesse tematiche su cui concentrare la nostra attenzione e le nostre azioni. Nonostante l’impegno profuso negli ultimi decenni dalle istituzioni e dal settore dell’istruzione, persistono ancora troppe disparità tra donne e uomini sia sul fronte professionale che in quello sociale e culturale.

Tra i tanti fattori che alimentano queste disuguaglianze, gli stereotipi di genere giocano un ruolo fondamentale perché sono ancora molto radicati nella nostra società, rimanendo in modo preoccupante vincolati altresì alla nostra cultura. La loro presenza influisce profondamente sulle aspettative e le opportunità che le donne si trovano ad affrontare nella vita quotidiana. Gli stereotipi di genere  sostenendo idee precostuite e rigide secondo cui il sesso biologico predetermina attributi ritenuti “naturali” che differenziano rigidamente le donne  e gli uomini su ruoli, comportamenti e caratteristiche associati a ciascun genere, ristrutturano la rappresentazione di ciò che è maschile e femminile e portano ad un quadro limitato e distorto delle possibilità e delle aspirazioni individuali. In questo articolo diamo alcuni stimoli per aprire un focus sul tema “stereotipi di genere vs parità di genere”.

Oltre gli stereotipi di genere: il cammino verso la parità di genere

Gli stereotipi di genere emergono come risultato di un modello di società che si fonda sulla distinzione netta tra maschio e femmina come categorie polarizzate e nettamente distinte. L’aderenza a stereotipi di genere e, conseguentemente, al mantenimento di rigide rappresentazioni di ciò che è considerato maschile e femminile, fa sì che gli stereotipi di genere contribuiscano alla costruzione e al mantenimento di una società in cui i ruoli di genere che includono comportamenti, doveri, responsabilità e  aspettative connessi alla condizione maschile e femminile risultino precostituiti e, come tali, limitanti. Gli stereotipi di genere propri di una società possono tendere, quindi, a influenzare le scelte delle persone rispetto alla propria vita relazionale e professionale, con un conseguente impatto sulle dinamiche e aspettative sociali e  sui processi di discriminazione e disparità.

E’ bene ricordare a questo punto, che l’uguaglianza tra donne e uomini è un principio fondamentale sancito anche dalla Costituzione Italiana. L’articolo 3, ad esempio, fornisce le basi costituzionali per promuovere la parità di genere e l’eliminazione di ogni forma di discriminazione di genere. Purtroppo, sappiamo bene che non sempre ciò che è scritto nella nostra Costituzione viene rispettato e applicato. Per contrastare ed eliminare quindi gli stereotipi di genere, rimangono da affrontare sfide significative e bisogna iniziare ad agire educando non solo gli adulti ma anche i cittadini increscita ovvero i ragazzi e le ragazze di oggi. Per poterlo fare in modo efficace, è ovviamente necessaria una vera e propria trasformazione culturale, che deve partire invece dagli adulti di oggi. Le nuove generazioni possono intraprendere la strada verso la parità di genere, solo se accompagnati e stimolati nel riconoscere la ricchezza che viene dalle differnze e dalle unicità di ognuno offrendo loro occasioni di informazioni corrette e metariflessione su queste tematiche  per uscire da norme prescrittive e descrittive relative a ruoli di genere “prestabiliti” rigidamente.

Tra gli stereotipi di genere più comuni e diffusi ritroviamo:

  • Ruolo e professioni di cura: uno degli stereotipi di genere più comuni, è quello che associa le donne principalmente al ruolo di cura e gestione della famiglia e del lavoro domestico. Questo stereotipo implica che le donne debbano assumersi la responsabilità principale delle faccende domestiche, della cura dei figli e degli anziani, anche a discapito delle loro aspirazioni personali e professionali e/o che siano adatte a professioni che riguardano la cura degli altri.
  • Emotività ed empatia: le donne sono frequentemente viste come più emotive e sensibili rispetto agli uomini, con il rischio che vengano viste come più fragili e che le loro capacità razionali e decisionali ne risentano, mentre agli uomini viene richiesto di non mostrare emozioni
  • Potere vs sottomissione: nonostante ormai il numero delle donne laureate in Italia superi il numero degli uomini laureati, esistono ancora stereotipi di genere tali per cui le donne spesso si trovano in una posizione subalterna rispetto agli uomini e tali per cui il gendere gap è ancora presente sia a livello di retribuzione che di posizioni lavorative dirigenziali.
  • Capacità scientifiche vs umanistiche: persistono ancora stereotipi per cui le donne sono capaci nelle materie di carattere più umanistico e gli uomini sono più portati per le materie scientifiche.

Per contrastare questi, e ancora molti altri stereotipi di genere, è necessario promuovere una responsabilità condivisa che coinvolga diversi attori e a differenti livelli: la politica; le governance; le istituzioni e le comunità locali; le aziende; i media e soprattutto le agenzie educative come la famiglia e la scuola. Con il progetto “E tu di che genere sei? Le rappresentazioni del maschile e del femminile nelle nuove generazioni”, l’Associazione Culturale Percorsi di Crescita intende fornire spazi di riflessione sulle rappresentazioni dei femminili e dei maschili rivolti sia alle nuove generazioni, e fornire strumenti culturali e conoscitivi alle famiglie e agli insegnanti per orientarsi su questi complessi quanto importanti temi promuovendo  processi virtuosi intergenerazionali per prevenire e contrastare le discriminazioni di genere.

Nell’ambito di questo progetto, si sono ad esempio da poco conclusi il Laboratorio su stereotipi di genere tenuto dalla Dr.ssa Aurora Capocchia al quale hanno partecipato i ragazzi e le ragazze dell’IC don Lorenzo Milano di Civitavecchia Classe V della scuola primaria e classe I^ della secondaria di primo grado, e il Laboratorio su stereotipi e identità di genere del Dr. Mariano Moroni che ha coinvolto i ragazzi e le ragazze del Liceo Scientifico Statale Ignazio Vian (classe IIIA) e IT Salvo D’acquisto (le due classi III – Sez. Aeronautica e Agrario).

In questi laboratori si è lavorato su diverse aree, tra cui l’identità di genere, il riconoscimento degli stereotipi e dei pregiudizi di genere nella vita quotidiana e la costruzione di modalità di relazione che promuovano la parità di genere. Gli studenti hanno esplorato l’impatto negativo degli stereotipi di genere sulla vita delle persone, e l’importanza di essere protagonisti attivi nel promuovere comportamenti rispettosi della diversità. Le attività di gruppo, come l’analisi di video e immagini, hanno suscitato un forte interesse tra di loro incoraggiando la discussione e la riflessione sui ruoli di genere, l’espressione di genere e il contrasto agli stereotipi di genere. Puoi saperne di più qui.

Continuate a seguirci su questo sito web e sui nostri canali social Facebook e Instagram per altri approfondimenti, e per rimanere aggiornati sulle attività in programma del progetto “E tu di che genere sei? Le rappresentazioni del maschile e del femminile nelle nuove generazioni”. Per maggiori informazioni, potete scrivere all’e-mail percorsidicrescita.info@gmail.com .

I laboratori su stereotipi e identità di genere di “E tu di che genere sei”

Proseguono con interesse e partecipazione le attività di “E tu di che genere sei? Le rappresentazioni del maschile e del femminile nelle nuove generazioni”, progetto finanziato dal Ministero del Lavoro e dalla Regione Lazio nell’ambito dell’Avviso Pubblico “Comunità Solidali 2022” che ha ottenuto il patrocinio di Città Metropolitana di Roma Capitale, del Comune di Bracciano e del Comune di Civitavecchia. 

Le iniziative in programma – che proseguiranno fino a Settembre 2024 – hanno come principale obiettivo quello di  promuovere una maggiore consapevolezza riguardo agli stereotipi di genere e di ruolo presenti tra i giovani, sia ragazzi che ragazze, attraverso l’uso di percorsi volti al superamento di tali stereotipi e all’apprezzamento delle differenze di genere come fonte di rispetto e arricchimento. 

Per il raggiungimento di questo importante obiettivo, il progetto “E tu di che genere sei” è stato strutturato in più azioni chiave – tra cui interventi formativi/informativi rivolti al personale docente delle scuole di secondarie di primo e secondo grado che è possibile approfondire qui – e prevedono anche lo svolgimento di differenti tipologie di laboratori dedicati agli studenti. Due di questi laboratori si sono appena conclusi, ovvero quelli sulle rappresentazioni del maschile e del femminile, gestione delle relazioni e delle emozioni, differenziati per fasce di età e tematiche. Vediamo insieme come sono andati attraverso le parole dei docenti che li hanno condotti e degli allievi che hanno partecipato.

Prima di approfondire questo racconto, ricordiamo che il Laboratorio su stereotipi di genere è stato diretto dalla docente Dr.ssa Aurora Capocchia Psicopedagogista, e hanno partecipato i ragazzi e le ragazze dell’IC don Lorenzo Milano di Civitavecchia Classe V della scuola primaria e classe I^ della secondaria di primo grado. Per quanto riguarda invece il Laboratorio su stereotipi e identità di genere il docente è stato il Dr. Mariano Moroni Psicologo e Psicoterapeuta, e hanno partecipato i ragazzi e le ragazze del Liceo Scientifico Statale Ignazio Vian (classe IIIA) e IT Salvo D’acquisto (le due classi III – Sez. Aeronautica e Agrario) entrambi di Bracciano.

Gli obiettivi dei due corsi, sono stati i seguenti:

  • identificare stereotipi e pregiudizi presenti nei propri e negli altrui atteggiamenti e comportamenti, per la promozione dell’autodeterminazione consapevole e del rispetto;
  • prevenire e identificare la stigmatizzazione e vittimizzazione omofobica.

La Dr.ssa Aurora Capocchia, ci racconta le sue impressioni sul Laboratorio che ha condotto sugli stereotipi di genere.

I punti su cui abbiamo lavorato sono stati:

  • l’identità di genere: far affiorare la percezione e l’immagine che ognuno ha di sé in relazione al genere, alle differenze e alle aspettative ad esso associate;
  • conoscere e riflettere, partendo dal confronto dalle proprie esperienze, sui concetti di stereotipo di genere e pregiudizio e come riconoscerli nei contesti di vita quotidiana, della cultura diffusa, e nei rapporti sociali;
  • costruire chiavi di lettura e modelli di pensiero riflessivi ed empatici, che valorizzino le differenze e sostengano una cultura della parità, utili a decostruire rappresentazioni sociali stereotipate e a non alimentare pratiche e comportamenti discriminatori.

I ragazzi hanno avuto la possibilità di scoprire la resistenza e l’impatto sulla vita delle persone di alcune rappresentazioni di genere stereotipate, spesso interiorizzate e agite in modo inconsapevole; ma anche l’importanza di interrogarsi su di essi e sui saperi trasmessi, e di sentirsi coinvolti come protagonisti attivi e responsabili di modi differenti di agire, comunicare e relazionarsi non solo alle questioni di genere, ma anche della diversità e del rispetto reciproco. Quello che ha suscitato in loro maggiore interesse, è stato partecipare ad attività di gruppo che prevedevano la ricerca e l’individuazione degli stereotipi in video o immagini e i successivi momenti di rielaborazione collettiva, confronto, discussione di idee e opinioni. 

Gli stereotipi che abbiamo iniziato a decostruire sono stati: preferenze e giochi considerati da maschi e da femmine; caratteristiche di personalità, attribuzioni, inclinazioni maschili e femminili; attività e mestieri associati agli uomini o alle donne; ruoli e pratiche in ambito domestico e della cura.”

Per quanto riguarda invece il Laboratorio su stereotipi e identità di genere svolto dal Dr. Mario Moroni, abbiamo chiesto proprio ad una delle allieve che ha partecipato le sue impressioni su questa esperienza formativa. Ecco le parole di Raffaella, studentessa del Liceo Scientifico Statale Ignazio Vian (classe IIIA):

“Riguardo al laboratorio che abbiamo svolto con il Dr. Moroni, ho apprezzato la riflessione su alcune tematiche che noi giovani non conoscevamo del tutto e che spesso si danno per scontate. Prima di partecipare a questo laboratorio, eravamo tutti convinti che quel che pensavamo su questi temi fosse giusto. Ascoltare le parole del Dr Moroni e confrontarci ci ha permesso di comprendere molti aspetti e ampliare la nostra iniziale visione su queste tematiche riflettendoci e confrontandoci insieme. Il Dr. Moroni ci ha posto delle domande a cui noi studenti abbiamo avuto una certa difficoltà a rispondere, ma proprio questo ci ha aiutati a sviluppare il giusto approccio davanti ad argomenti che inizialmente potevano essere visti come problemi. La cosa che secondo me è stata fondamentale è che c’è stato sempre un dialogo molto aperto tra noi ragazzi e lo psicologo, e abbiamo apprezzato davvero molto che abbia permesso ad ognuno di esprimere la propria opinione.”

Dalle parole della Dr.ssa Aurora Capocchia e di Raffaella, si evince quanto i ragazzi e le ragazze della cosiddetta Generazione Z, siano aperti alla comunicazione e al confronto su tematiche tanto complesse quanto delicate e importanti come quelle sugli stereotipi di genere e identità di genere.

I prossimi laboratori in programma di “E tu di che genere sei?”, sono il Laboratorio di fotografia – che è in corso – il Laboratorio di fumetto che inizierà il 3 Aprile, e infine il Laboratorio di podcast che avrà inizio il 16 Aprile.

Continuate a seguirci su questo sito web per approfondimenti sulle attività in programma, e anche sui nostri canali social Facebook e Instagram. Per maggiori informazioni, potete scrivere all’e-mail percorsidicrescita.info@gmail.com .

Altri corsi di cui si parlerà più avanti….seguiteci per i racconti

Laboratorio di fotografia:

Liceo Scientifico Ignazio Vian (classe IIIA) e IT Salvo D’acquisto (le due classi III – Sez Aeronautica e Agrario) entrambe di Bracciano – docente Francesca Leonardi Fotografa (in corso)

Laboratorio di fumetto:

IC don Lorenzo Milano di Civitavecchia classe della secondaria di primo grado – docenti Valentina Calvani e Fabiana Iacolucci – Pittrici e Formatrici (inizio 3 aprile)

Laboratorio di podcast:

Liceo Scientifico Ignazio Vian (classe IIIA) di Bracciano – docente Daniele Coscarella Attore e Formatore (inizio 16 aprile)

GenZ: come comunicare con le nuove generazioni

Sembra un paradosso, ma nell’epoca dell’interconnessione digitale globale che stiamo vivendo, la questione della comunicazione tra generazioni sembra attraversare uno dei momenti di maggiore difficoltà. La cosiddetta Generazione Z è continuamente bombardata di informazioni, immagini e video in tempo reale, che possono rendere complessa la valutazione di ciò che vedono e ascoltano. Altrettanto importante è il fatto che questa generazione è cresciuta all’indomani dell’11 settembre, nell’era delle nuove guerre e del terrorismo, della recessione economica e – di grande rilevanza – della pandemia. A questi avvenimenti si aggiunge poi la preoccupazione per la crisi climatica e anche i tanti temi sociali come le disuguaglianze, la violenza domestica, la parità di genere e altro ancora. I ragazzi e le ragazze che fanno parte della Generazione Z – nonostante si dimostrino anche molto determinati – hanno evidentemente bisogno di guide per poter gestire tutto ciò, e in un’età in cui la positività e l’ottimismo dovrebbero essere elementi cardine per la crescita. Ma come comunicare i valori giusti a questa nuova generazione? Approfondiamo l’argomento in questo articolo.

Comunicare con la Generazione Z: sfide e opportunità nell’era digitale

Prima di affrontare il discorso di come comunicare con la Generazione Z, ricordiamo di chi stiamo parlando. Questa generazione – conosciuta anche con iGen o iGeneration – è fondamentalmente quella che non ha vissuto o conosciuto il mondo senza web e senza smartphone. Il cambiamento epocale e anche repentino verso la digitalizzazione, ha in qualche modo aperto un varco nella comunicazione tra le generazioni precedenti e la generazione Z. Parliamo quindi di confronto e rapporto con i genitori, ma anche di insegnamento scolastico. Famiglie e scuola non sono state sicuramente pronte nel comprendere al meglio questo cambiamento già ben avviato con la generazione dei Millenials, e solo nel tempo si sono avvicinate a quelli che sono i nuovi metodi di comunicazione e socializzazione dei giovani. Comprendere l’evoluzione di queste abitudini, è oggi una sfida da affrontare tanto affascinante quanto necessaria per individuare i canali di comunicazione più efficaci con i quali trasmettere a questi giovani valori come il rispetto, l’inclusione, la tolleranza e molti altri ancora, e per riuscire a seguirli nel loro percorso di crescita in un mondo sempre più caotico.

Stare al passo con l’evoluzione della comunicazione digitale non è di certo un compito semplice. I ragazzi e le ragazze che fanno parte della Generazione Z sono sicuramente avvantaggiati essendo “nativi digitali”. Se la generazione precedente ha vissuto l’ingresso nell’era digitale, la GenZ ne ha fatta con assoluta naturalezza il suo modello di interazione. Questo la rende quindi più informata e anche ricettiva di chi la precede, o quanto meno ha più immediato accesso all’informazione. Il mondo del digitale è talmente veloce ad evolvere, che gli stessi giovani che fanno parte della GenZ ne sono protagonisti influenzando abitudini, idee e valori.

I valori – quelli importanti – vanno trasmessi di generazione in generazione, perché solo con il vissuto del passato è possibile accompagnare i giovani nella formazione della loro personalità. Nel momento in cui invece la tendenza è quella dell’autogestione di questo percorso, si può incorrere nel rischio della perdita di punti di riferimento con conseguente crescita di ansia ed incertezza. Per comunicare quindi al meglio con la cosiddetta GenZ, si può puntare su:

  • L’utilizzo di piattaforme Digitali

Per raggiungere in modo efficace la Generazione Z – essendo cresciuta con smartphone, social media e internet onnipresenti – è essenziale sfruttare le piattaforme digitali come ad esempio Instagram, TikTok, Snapchat, YouTube e anche i podcast. Questi canali offrono un modo diretto per connettersi con loro attraverso contenuti visivi e interattivi.

  • Contenuti interattivi e partecipativi

I giovani della GenZ, apprezzano i contenuti interattivi e partecipativi che consentono loro di essere coinvolti attivamente. Sfruttare forme di coinvolgimento di questo genere, può favorire un legame più profondo e significativo con loro.

  • Utilizzo dell’umorismo e della creatività

L’umorismo e la creatività sono elementi chiave nell’attirare la loro attenzione. Contenuti divertenti, meme e sarcasmo sono spesso ben accolti. Anche questa può essere una strada da seguire per attirare la loro attenzione, e trasmettere importanti valori e messaggi.

Abbiamo chiesto a Mariangela Garofalo – Presidente dell’Associazione Culturale Percorsi di Crescita – la sua opinione riguardo la questione della comunicazione con la GenZ:

L’obiettivo è andare verso la Generazione Z, utilizzando i loro strumenti di comunicazione, che conoscono molto bene, sicuramente meglio di noi, e usando il loro stesso linguaggio. In questo modo cerchiamo di veicolare messaggi di inclusività, rispetto ed accoglienza, ma soprattutto cerchiamo di mettere i ragazzi e le ragazze in condizione di esprimersi per accogliere quelle che sono le loro reali esigenze

Comunicare con i giovani della Generazione Z, richiede un approccio adatto alle loro preferenze e aspettative. E’ proprio per questo che in ogni progetto proposto e realizzato dall’Associazione Culturale Percorsi di Crescita, prevede l’uso di strumenti tecnologici senza i quali non sarebbe possibile instaurare un “dialogo” ottimale con ragazzi e le ragazze che con essi ci sono nati. E’ così anche per quanto riguarda il nostro nuovo progetto “E tu di che genere sei? Le rappresentazioni del maschile e del femminile nelle nuove generazioni”, tra le cui azioni chiave è prevista la realizzazione di podcast da parte degli studenti del Liceo Statale Ignazio Vian e di Bracciano, e che faranno da cassa di risonanza diffondendo i contenuti del progetto anche verso destinatari che non sono toccati direttamente dalle iniziative.

La formazione dei docenti del progetto “E tu di che genere sei?”

L’Associazione Culturale Percorsi di Crescita, attiva dal 2012 nel promuovere la sensibilità verso le sfide sociali, economiche e ambientali, dedica da sempre il suo impegno a valorizzare individui, ambiente, arte, cultura, sport e lavoro. Da questa mission è nato il nuovo progetto “E tu di che genere sei? Le rappresentazioni del maschile e del femminile nelle nuove generazioni“, che ha preso il via lo scorso mese di gennaio. Il progetto – che è stato finanziato dal Ministero del Lavoro e dalla Regione Lazio nell’ambito dell’Avviso Pubblico “Comunità Solidali 2022” e con il patrocinio di Città Metropolitana di Roma Capitale – si concluderà a settembre sviluppandosi quindi durante l’anno scolastico 2023/2024. Tra le azioni chiave previste già da gennaio, sono stati pianificati 5 incontri formativi che hanno visto la partecipazione attiva degli insegnanti dell’I.C. Don Milani di Civitavecchia, del Liceo Statale Ignazio Vian e dell’Istituto paritario Salvo D’Acquisto di Bracciano.

L’obiettivo della formazione del personale docente del progetto “E tu di che genere sei?”, è stato quello di far acquisire loro informazioni sulla complessità dell’identità di genere. A partire dai più recenti sviluppi teorici, i docenti hanno intrapreso un percorso di esplorazione riguardante l’identità e gli stereotipi di genere partendo dai propri schemi di comportamento e modelli di genere. Da qui si è voluto stimolare in loro la capacità di guardare oltre le rappresentazioni stereotipate di maschilità e femminilità, incoraggiando una visione più ampia e inclusiva dei propri allievi e allieve. Questo approccio ha mirato a valorizzare le diversità individuali degli studenti, sia maschi che femmine, promuovendo un ambiente educativo che rispetti e celebri la pluralità delle identità di genere.

La formazione dei docenti è iniziata il 18 Gennaio in occasione della presentazione del progetto “E tu di che genere sei?”, con la lectio magistralis Genere e identità di genere nel corso dello sviluppo: promozione del benessere nel contesto scolastico e familiare del Prof. Roberto Baiocco Professore Ordinario in Psicologia dello Sviluppo presso la Sapienza Università di Roma,  a cui sono seguiti tre laboratori esperienziali tenuti dalla dott.ssa Milena Rosso Supervisore Scientifico di Percorsi di Crescita e dal Dr. Mariano Moroni Psicoterapeuta.

Martedì 12 marzo – sempre presso il Liceo Scientifico Ignazio Vian di Bracciano – si concluderà il percorso formativo dei docenti su RAPPRESENTAZIONI DI GENERE E STEREOTIPI DI GENERE: PROMOZIONE DELLA CONSAPEVOLEZZA DEL COPIONE DI GENERE E SPUNTI OPERATIVI, con un question time in cui gli insegnanti avranno modo di approfondire il tema dell’identità di genere e confrontarsi su spunti operativi con la Dott.ssa Maddalena Mosconi Psicologa e Psicoterapeuta, responsabile del SAIFIP (Servizio per l’adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica) di Roma.

Tutte le info sul progetto “E tu di che genere sei? Le rappresentazioni del maschile e del femminile nelle nuove generazioni” sono disponibili sul sito www.percorsidicrescita.org

Esplorando l’Identità di Genere: Un’intervista alla Prof.ssa Lucia Lolli sul percorso di crescita consapevole nella Scuola

Percorsi di Crescita ha avuto l’onore di intervistare la Prof.ssa Lucia Lolli, Dirigente Scolastico del Liceo Scientifico Statale Ignazio Vian Bracciano, per esplorare temi fondamentali legati all’identità di genere, all’educazione sessuale e alla comunicazione con le nuove generazioni. L’intervista offre uno sguardo approfondito sulle sfide e le aspirazioni della scuola nel supportare gli studenti in un percorso di crescita consapevole e inclusivo.

Quali motivazioni vi hanno spinto a partecipare al progetto “e tu di che genere sei”?

La disforia di genere è sicuramente qualcosa con cui i nostri studenti si stanno confrontando, che noi abbiamo accolto attivando la carriera Alias, però è una complessità  che sicuramente ha richiesto un intervento più massiccio, più decisivo. Perciò davanti alla proposta di parlare di genere ho ritenuto che fornire ai docenti, agli studenti e alle famiglie gli strumenti per affrontare con serenità il percorso dell’identità di genere o del genere in generale fosse un’occasione da non perdere assolutamente.

Cosa vi aspettate dalle attività previste dal progetto?

Io mi aspetto intanto a quello che Percorsi di Crescita sa fare bene ed è garantire il protagonismo attivo dei ragazzi, quindi un percorso che li coinvolga, li faccia sentire parte importante e che restituisca ai ragazzi la centralità che troppo spesso le attività didattiche gli negano. Quindi un protagonismo attivo e anche un percorso di consapevolezza.

Qual è il modo più appropriato per interagire e comunicare con le nuove generazioni?

Questa è una bella domanda! È per questo che noi abbiamo pensato di realizzare l’aula podcast e una postazione radio web d’istituto, abbiamo creato un’aula immersiva. Queste sono le nuove tecnologie alle quali loro si avvicinano, più e meglio di noi devo dire. È importante però offrire loro gli strumenti che meglio conoscono per esprimersi nella loro complessità e anche nelle loro competenze… che devo dire espresso abbiamo.

Come vivono secondo lei i ragazzi di oggi la loro identità di genere?

La vivono con grande difficoltà, soprattutto quando non rispecchiano il genere femminile o il genere maschile. Io ho parlato con tanti ragazzi, quindi so che c’è un percorso doloroso, un po’ forse condizionato dalla paura di affrontare l’argomento in famiglia ma anche un percorso personale difficile.

Un ragazzo trans mi ha detto “è terribile la mattina svegliarsi, guardarsi allo specchio e non riconoscersi”. Quindi in loro c’è un dolore ed una sofferenza incredibili. 

Sono ragazzi seguiti dal SAIFIP quindi comunque c’è molta attenzione, però poi noi quotidianamente gestiamo le loro paure e il loro doversi relazionare agli altri, il dover stare in mezzo agli altri e sentirsi accettati per quello che loro si percepiscono. È veramente un percorso difficile per questi ragazzi che io ritengo debba essere assolutamente accompagnato senza alcun giudizio da parte di nessuno.

Pensa che sia importante l’educazione sessuale a scuola?

Assolutamente sì. Del resto anche in questo devo dire il nostro territorio è un territorio attivo e ben organizzato perché già i ragazzi della terza della scuola secondaria di primo grado vengono accompagnati dai docenti in un percorso di conoscenza al consultorio e (io sono stata dirigente anche del comprensivo) abbiamo voluto che fisicamente andassero al consultorio perché conoscessero il luogo a cui fare riferimento in caso di bisogno, in caso di necessità, di dubbi. Quindi sicuramente sì. Tanto più che abbiamo una società che fa del corpo spesso un oggetto e che dà una percezione della sessualità assolutamente distorta, assolutamente negativa, che va invece rimessa all’interno di un sistema valoriale e soprattutto di sentimento che cerchiamo di fargli riscoprire.

Millennial versus generazione Z, quali differenze ha notato?

A parte quelle anagrafiche, è l’approccio alla comunicazione. È una comunicazione che noi a volte fatichiamo a comprendere per gli slang e un gergo che a volte ci sfugge e che quindi ci trova impreparati.

È una comunicazione che passa poco dalle parole, molto più dalla gestualità, dal linguaggio del corpo, quindi è una modalità comunicativa che noi non sempre cogliamo ed è una diversità.

Io in questo sono un po’ in disaccordo con molti che sostengono che c’è un rilassamento, che questi questi ragazzi sono… siamo sempre stati diversi, anche noi eravamo diversi per i nostri genitori e per i nostri nonni.  È una modalità comunicativa che noi cerchiamo di inseguire che non ci è proprio congeniale ma che ritengo dobbiamo imparare a conoscere per trovare il terreno d’incontro. Dobbiamo noi insegnare la nostra modalità comunicativa fatta di parole fatta di anche un bell’ eloquio che non guasta e però imparare a capire e a gestire, perché no, quelli che sono i loro canali comunicativi magari educandoli ad uso consapevole.

L’intervista con la Prof.ssa Lucia Lolli ha fornito un’analisi approfondita delle sfide affrontate dagli studenti nel percorso dell’identità di genere. Il progetto di Percorsi di Crescita si propone di garantire un protagonismo attivo, consapevolezza e inclusività nelle attività didattiche, superando le sfide comunicative con approcci innovativI. L’Associazione ringrazia la Prof.ssa Lolli per la sua partecipazione preziosa e per condividere prospettive illuminanti su come educare e sostenere le nuove generazioni in un mondo in costante evoluzione.